Itinerario Rimini, Ravenna, Cervia

Un itinerario sulle orme di Francesca per scoprire i luoghi e i paesaggi naturali incontrati nel viaggio che, dalla casa paterna dei Da Polenta a Ravenna, la condusse alla corte malatestiana di Rimini, dove l’attendeva la nuova vita di sposa. Poco più di 50 km fra storia, arte e natura – una natura ancora a tratti selvaggia, che continua, allora come oggi, a nutrire pratiche millenarie – per raggiungere Rimini la città, sfondo dell’amore di Paolo e Francesca e delle vicende che ispirarono a Dante uno dei Canti più celebri della sua Commedia. Quegli stessi ambienti che qualche decennio dopo possiamo immaginare il Poeta, in esilio, abbia avuto modo di conoscere e visitare, ripercorrendo, in un’esperienza coinvolgente e ricca di pathos, la tragica storia di Francesca.

PERCORRIBILITÀ A TRATTI

Il percorso si sviluppa lungo l’attuale SS16 in un tratto che ripercorre l’andamento dell’antica via Popilia, la consolare tracciata nel 132-131 a.C. per collegare Ariminum ad Adria passando per Ravenna. Una strada litoranea, fra terra, mare e zone paludose, poi ricalcata nel Medioevo dalla via Romea.

Ravenna > Cervia > Rimini: percorso in barca /in bici/ in treno/in auto
BI6 Ciclovia Adriatica con Traccia gps

A Rimini, Percorsi in bici alla scoperta della città e possibilità di visite guidate anche in bicicletta. Piste ciclabili adatte a tutti:

Il percorso “Anello Verde”, dal mare (Piazzale Kennedy) conduce al Palacongressi e al parco Giovanni Paolo II, che costeggia il suggestivo lago abitato da anatre e cigni, fino a raggiungere, attraverso l’argine del torrente Ausa, il polmone verde di Rimini, il bimillenario Ponte di Tiberio con la sua piazza sull’acqua ed il caratteristico Borgo San Giuliano. Da qui si può proseguire alla scoperta della città antica oppure addentrarsi lungo il percorso che si snoda lungo l’alveo del Fiume Marecchia:
Ciclabile del Marecchia: un percorso che unisce le bellezze naturalistiche a quelle storiche permettendo di raggiungere gli antichi borghi come Verucchio, Torriana, Montebello e San Leo.
Pedalata “vista mare”, lungo tutto il lungomare sud, in parte già riqualificato con il progetto del Parco del Mare tra verde e spazi per lo sport, permette di andare a piedi o in bicicletta dal porto di Rimini fino al confine con Riccione, costeggiando gli stabilimenti balneari. E sul lungomare nord lungo i 6 km di piste ciclabili e pedonali, passando per le località turistiche da Rivabella a Torre Pedrera.

Tutti i percorsi, arricchiti da informazioni ed utili suggerimenti per i cicloturisti, sono consultabili sulla Guida della Città

(https://www.riminiturismo.it/sites/riminiturismo/files/mappa_sito_ita_ok2_0.pdf )

SERVIZI TURISTICI

A Rimini 6 sono i punti informativi IAT e UIT distribuiti nella città a partire dai 3 uffici aperti tutto l’anno, dal Visitor Center nel cuore del centro storico a quello di Marina Centro di fronte al Grand Hotel passando per lo IAT della stazione punto d’accesso alla città. Si aggiungono poi gli uffici stagionali in Piazzale Marvelli e a Miramare nella zona sud e a Viserba nella zona a nord di Rimini. Qui il turista può ricevere opuscoli e informazioni sulla città, prenotare escursioni, acquistare biglietti per i mezzi di trasporto, prenotare alberghi e tutto ciò che può servire per il suo soggiorno.

PUNTI DI SOSTA

A Rimini il castello malatestiano e la nuova piazza Francesca da Rimini, l’area del giardino del castello che si affaccia sull’antico fossato, oggi un’arena con sedute per gli spettacoli a pochi passi dalla Piazza dei sogni, parte del Museo dedicato a Fellini, che aprirà al pubblico in agosto.

PUNTI DI INTERESSE

A Rimini: il percorso porta alla scoperta dei luoghi che accolsero Francesca e di quelli che, qualche decennio più tardi, lo stesso Dante al tempo dell’esilio avrebbe potuto visitare.

Francesca visse alla corte dei Malatesta, la famiglia, che di lì a poco avrebbe affermato il proprio potere sulla città per mantenerlo nel corso di due secoli e che dopo alcuni anni avrebbe favorito la nascita della straordinaria esperienza pittorica della Scuola riminese. La signoria malatestiana ha scritto alcune delle pagine più originali e identitarie della storia di Rimini, così come la lunga stagione della romanità iniziata con la fondazione di Ariminum nel 268 a.C. che determinò l’assetto attuale del centro storico i cui accessi principali sono tuttora segnati da monumenti romani.
Provenendo dall’antica via Popilia Francesca è certamente entrata in città passando per…

  • Il ponte di Tiberio: il bimillenario ponte sul fiume Marecchia che dall’epoca romana. segna l’ingresso alla città per chi proviene da nord, fu iniziato da Augusto nel 14 e completato da Tiberio nel 21 d.C., come ricorda l’iscrizione che corre sui parapetti interni. Il monumento si impone per il disegno architettonico, la grandiosità delle strutture e la tecnica costruttiva. Poco spazio è concesso invece all’apparato figurativo, comunque intriso di significati simbolici. In pietra d’Istria, si sviluppa in cinque arcate che poggiano su massicci piloni muniti di speroni frangiflutti e impostati obliquamente rispetto all’asse del ponte, in modo da assecondare la corrente del fiume riducendone la forza d’urto.
  • Arco di Augusto: il più antico arco conservato nell’Italia settentrionale. segna l’ingresso alla città, per chi proviene dalla Flaminia, la via tracciata dal console Flaminio nel 220 a.C. per collegare Roma a Rimini. Eretto nel 27 a.C. come porta onoraria, esprime la volontà del Senato di celebrare la figura di Ottaviano Augusto, così come manifestato dall’iscrizione posta sopra l’arcata. Il monumento si inseriva nella cinta muraria ed era sormontato da un attico con la statua dell’imperatore. L’architettura è esaltata da un ricco apparato decorativo carico di significati politici e propagandistici che sottolineano l’aspetto sacrale di porta della città. L’arco e il ponte cosiddetto di Tiberio, realizzati nell’ambito di un più generale programma urbanistico promosso da Augusto, sono stati assunti come simboli della Città fin dal Medioevo.
  • Porta Montanara: la sua costruzione, nel I secolo a.C., si inserisce in un organico programma di riassetto del sistema difensivo cittadino, attribuito a Silla. L’arco a tutto sesto, in blocchi di arenaria, oggi conservato, costituiva una delle due aperture della porta che consentiva l’accesso alla città per chi proveniva dai colli, percorrendo la valle del Marecchia. Già nei primi secoli d.C., il fornice volto a Nord venne tamponato: la porta, così ridimensionata mantenne la sua posizione fino alla seconda guerra mondiale. Non lontano dall’arco, lungo l’attuale via Garibaldi, come riportano le fonti, sorgevano alcune delle case possedute dai Malatesta in città.
  • Palazzo dell’Arengo e palazzo del Podestà: sono i luoghi del potere nella città medievale in cui la famiglia Malatesta ebbe un ruolo importante dal XIII secolo. Il palazzo dell’Arengo: sorse nel 1204: sotto l’ampio portico si amministrava la giustizia, nell’immensa sala al primo piano si riuniva l’Assemblea del Comune. Nel XIV secolo fu eretta al suo fianco la residenza per il Podestà: il piano terra doveva aprirsi in un loggiato. L’ingresso, sul lato corto, era sottolineato dall’arco con i simboli dei nuovi signori, i Malatesta. Dal 2020 i palazzi, restaurati, accolgono il PART- Museo d’arte Moderna e Contemporanea, nato dall’incontro tra il Comune di Rimini e la Fondazione San Patrignano. Nei grandi spazi rivive l’atmosfera della città comunale, evocata anche dal maestoso affresco con il Giudizio Universale, opera della Scuola Riminese del Trecento, in origine nella vicina chiesa di S. Agostino.
  • Piazza Cavour: è il cuore della città medievale su cui si affacciano i palazzi dell’Arengo e del Podestà. Pur se modificata radicalmente nel corso dei secoli, ha mantenuto come fulcro, la fontana che richiamava venditori, mercanti, viaggiatori. Le forme medievali sono riprodotte nel ritratto della città nel Tempio Malatestiano.
  • Chiesa di S. Giovanni Evangelista (nota come Sant’Agostino): edificata dai monaci Agostiniani alla fine del XIII secolo, l’imponente chiesa si apriva sul fondo in una grande abside affiancata da due cappelle, una delle quali era base del campanile. Qui, nei primi del ‘300, i pittori della Scuola riminese dipinsero cicli di affreschi e un grande Crocifisso, tuttora conservati: nel campanile si ammirano le Storie della Vergine e nell’abside, Cristo, Madonna in Maestà, Noli me tangere, le Storie di San Giovanni Evangelista. La pittura trecentesca fu celata da interventi successivi finché, nel 1916 un forte terremoto ne rivelò la presenza. Soltanto nel 1926 si procedette allo strappo e al restauro del Giudizio universale dipinto sull’arco trionfale, ora al PART..
  • Crocifisso di Giotto (Tempio Malatestiano): la fabbrica del Tempio voluto da Sigismondo Pandolfo Malatesta, alla metà del ‘400, inglobò e in parte distrusse la chiesa dedicata a S. Francesco dove avevano trovato sepoltura i membri della sua famiglia a iniziare dal “Mastin vecchio da Verucchio”, il padre di Paolo e Gianciotto morto centenario nel 1312, che Dante ricorda nel XXVII Canto dell’Inferno. La chiesa francescana era decorata da pitture oggi perdute a eccezione del Crocifisso di Giotto, unica opera testimone della presenza dell’artista a Rimini alle soglie del ‘300. Sigismondo realizzò nel Tempio, rimasto incompiuto alla sua morte, un sogno di magnificenza, riunendovi, come in una grande arca, le memorie della Famiglia: alla fabbrica del Tempioi collaborarono artisti quali Leon Battista Alberti, Agostino di Duccio, Matteo de’ Pasti che ne fecero un capolavoro del Rinascimento italiano.
  • Museo della Città “Luigi Tonini”: fra i gioielli del racconto che illustra il cammino dell’uomo nel territorio riminese dalla preistoria al Novecento, spiccano nelle Sale al I piano del Museo le preziose tavole dei pittori della “Scuola Riminese”, una delle più importanti realtà del Trecento, ispirata alla lezione di Si possono ammirare capolavori provenienti dalla città e dal territorio quali il Crocifisso di Giovanni da Rimini e il polittico con l’Incoronazione della Vergine di Giuliano da Rimini. Splendide anche le opere della corte malatestiana che nel Quattrocento Sigismondo Pandolfo, munifico mecenate, popola di artisti di fama quali Agostino di Duccio Giovanni Bellini, Ghirlandaio.
  • Il palazzo dei Malatesta (Castel Sismondo): non abbiamo notizia di quale, fra le diverse case possedute dai Malatesta in città e nel contado, accolse la giovane Francesca, sposa di Gianciotto. Delle abitazioni riminesi citate dalle fonti si conserva traccia solo all’interno di Castel Sismondo, la residenza-fortezza che Sigismondo Pandolfo Malatesta fece erigere a iniziare dal 1437 e che oggi si appresta a ospitare il Museo Fellini. Anche se nell’iscrizione sul portale d’ingresso il signore rivendica a sé la costruzione ex fundamentis., i restauri hanno rivelato che il castello ha inglobato le mura romane con torri, la medievale porta del Gattolo e il nucleo dei palazzi malatestiani che fin dal XIII secolo erano sorti in questa area, strategica per la posizione dominante a controllo della porta che apriva la via di fuga verso i castelli dell’entroterra. Echi delle costruzioni precedenti l’intervento di Sigismondo, si colgono negli archi a sesto acuto che tuttora segnano alcuni passaggi del Mastio e nell’imponente torre scalare che conduce al piano abitato da Sigismondo con la corte. A Francesca è stata recentemente dedicata una “piazza” ricavata a ridosso delle mura del Castello e destinata a ospitare eventi e iniziative.
  • Porta Galliana: la porta cittadina a collegamento della città con la zona del porto lungo il fiume Marecchia, era inserita nella cinta muraria di epoca federiciana (sec. XIII). Le forme attuali risalgono all’intervento promosso da Sigismondo Pandolfo Malatesta nel XV secolo. Nota come “arco di Francesca” e a lungo quasi totalmente interrata, è stata oggetto di un recente restauro e recupero che ha posto in luce la complessa struttura difensiva.

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