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Sarsina

Torna indietro nel tempo e fermati a Sarsina. Con un pizzico di immaginazione, potrai percepire la presenza del commediografo latino Tito Maccio Plauto , che qui nacque nel 250 circa a.C., a cui è intitolata la piazza principale e a cui è dedicato il Plautus Festival, che si svolge ogni estate dal 1956 con ospiti di spessore internazionale, nella splendida cornice dell’Arena Plautina.
Ed è proprio Plauto che lega la città di Sarsina a Dante, che decide di collocarlo nel Limbo (Purgatorio, XXII 98). Il Sommo Poeta sembra nutrire un debito particolare nei confronti del sarsinate: si ritiene infatti che il verso “Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate” (Inferno III 9), uno dei più noti della Divina Commedia, sia ripreso dalla seguente battuta contenuta nelle Bacchides di Plauto (Bacch. 368-70):

Pandite atque aperite propere ianuam hanc Orci, obsecro.
Nam equidem haud aliter esse duco, quippe quo nemo aduenit,
nisi quem spes reliquere omnes, esse ut frugi possiet.

[Apritela, vi prego, spalancatela alla svelta, questa porta dell’inferno.
Dell’inferno sì, perché qui non entra nessuno,
se non ha lasciato ogni speranza di rimanere onesto.]

I reperti dell’antica storia romana, qui, sono rinomati per la loro unicità e magnificenza e sono custoditi all’interno del Museo Archeologico Nazionale, uno dei più importanti d’Italia. Anche i vicoli del suggestivo centro storico ne sono cosparsi, uniti a mirabili esempi di architettura romanica come la Basilica Santuario di San Vicinio con la sua facciata di mattoni rossi. La benedizione ricevuta tramite l’imposizione della taumaturgica “catena” di San Vicinio, custodita al suo interno, richiama ogni anno decine di migliaia di pellegrini. Da non perdere infine il Cammino di San Vicinio, che si snoda per oltre 350 km lungo la valle del Savio, e il Parco delle Marmitte dei Giganti.

Il Cammino di San Vicinio è un percorso circolare di oltre 350 km che incrocia i luoghi della vita eremitica del Santo omonimo, che visse a Sarsina tra III e IV secolo, e che si snoda prevalentemente in Emilia Romagna con brevi tratti in Toscana e Marche.
Il Cammino, che percorre antiche mulattiere e sentieri, consente una totale immersione nella natura e non presenta tratti di strada asfaltata.
Si parte dalla Basilica di San Vicinio a Sarsina, dove sono conservate le reliquie del Santo; poi si raggiunge Camaldoli, il Santuario della Verna, il Monte Fumaiolo, con le sorgenti del Tevere e l’eremo di Sant’Alberico; Sant’Agata Feltria, Sogliano sul Rubicone, conil formaggio di fossa; il borgo di Monteleone, soggiorno del poeta Lord Byron, Cesena e Mercato Saraceno, dove si fa tappa alla Pieve di Santa Maria Annunziata a Monte Sorbo e al Monte di San Vicinio.

Il Plautus Festival di Sarsina è indubbiamente uno dei festival teatrali più longevi e importanti d’Europa: affonda le sue radici nel 1956 e giunge nel 2021 alla sua 61° edizione.
Il programma prevede prevalentemente spettacoli di prosa tratti dal repertorio del “Dramma antico” e, in particolare, del commediografo latino Tito Maccio Plauto, nato a Sarsina intorno al 250 a.C. Sul palcoscenico del Plautus salgono i più noti attori ed attrici del teatro e della cinematografia nazionale, con un pubblico ogni anno di migliaia di spettatori provenienti da tutta Italia.
Il Festival viene allestito all’interno dell’Arena Plautina: una funzionale e moderna struttura posta, come un teatro antico, in un declivio naturale ai piedi del suggestivo Borgo di Calbano: un’atmostera che unisce la vivacità del teatro classico dal vivo alla poesia delle serate estive all’aperto. Da provare, almeno una volta nella vita!

Primavera, Pasqua, Pagnotta: a Sarsina le tre P della stagione della rinascita vanno a braccetto, da sempre. La tradizione ci racconta che si era soliti preparare la colazione del giorno di Pasqua con un “pane” molto speciale: la “Pagnotta Pasquale”, icona per eccellenza di tutti i dolci romagnoli, accompagnata da uova benedette, salame casereccio e buon sangiovese. Un mix di “sacro e profano”, per festeggiare l’arrivo della primavera e la festività religiosa.
Ovviamente, come ogni tradizione che si rispetti, esistono varie ricette per la Pagnotta, ma tutte presentano alcuni punti fermi: l’impasto a forma di cupola, “pennellato” con uova sbattute e tagliato in alto per “fioccare” bene, ore e ore di lievitazione, la cottura a fuoco lento per circa un’ora, nel forno, sopra fogli di carta straccia. E un profumo speciale, che non si può raccontare.
Ogni anno, Sarsina organizza la “Sagra della Pagnotta” nelle due domeniche precedenti la Pasqua, quando la Pagnotta fa bella mostra di sé nei forni locali e nelle case di tutti i sarsinati.

La Valle del Savio è popolata da tanti personaggi del Regno della Fantasia: se a Bagno di Romagna esiste il Sentiero degli Gnomi, a Sarsina abbiamo traccia dei Giganti, che scaldano il loro cibo in grosse “marmitte”, profonde cavità naturali custodite nel Parco delle Marmitte dei Giganti.
L’area ha una estensione di circa 30 ettari e comprende parte del bacino del Rio Crocetta e del Rio Montalto: nel corso dei millenni l’erosione dei detriti trascinati dalle acque, secondo traiettorie circolari, ha formato profonde cavità nella roccia, che la fantasia popolare ha attribuito all’opera di giganti.
L’area presenta sia interessanti elementi naturali, sia interventi frutto dell’opera dell’uomo, come i ruderi del ponte sul rio Crocetta, i quattro alti piloni in muratura restaurati e attrezzati con un nuovo ponte pedonale e il rudere di una storica casa colonica.
Il parco è attrezzato con aree di sosta ed è facilmente raggiungibile dal centro storico di Sarsina, ideale per una gita con i bambini.

Sarsina trasuda romanità da tutti pori, durante tutto l’anno. Ma la romanità esplode in tutta la sua potenza durante la Festa Romana, in programma ogni anno nel secondo sabato del mese di luglio, quando Sarsina torna agli antichi fasti che la videro prima città umbra, poi, conquistata da Roma nel 266 a.C., città federata e municipio romano.
L’intera comunità indossa abiti degli antichi romani e addobba le strade a festa con colonne, capitelli, statue, bracieri, carri, stendardi, per ricordare il glorioso passato e riproporne l’arte, la cultura e la gastronomia. Una vera e propria rievocazione della vita quotidiana e degli usi romani con costumi e cibo a tema. Lungo le strade del centro si può gustare la tipica cucina di 2000 anni fa in compagnia di Bacco e Venere, ascoltare le premonizioni degli dei, recuperare profumi, spezie e colori di un antico mercato, danzare su musiche che vi riporteranno indietro nel tempo. Per l’occasione il Museo Archeologico Nazionale resta aperto fino a tarda sera.

 

 

 

Museo archeologico nazionale
Sarsina custodisce il Museo Archeologico Nazionale, indubbiamente uno dei più importanti Musei Archeologici dell’Italia settentrionale per ricchezza e varietà dei reperti, ancora troppo poco conosciuto.
Le raccolte del Museo, di provenienza quasi esclusivamente locale, pur coprendo un arco cronologico esteso, dalla preistoria alla tarda antichità, riguardano in particolare l’età romana. Particolarmente interessanti le epigrafi funerarie, che offrono uno spaccato sociale dell’antica Sassina; il grande mosaico pavimentale policromo detto del “Trionfo di Dioniso”, l’imponente mausoleo di Rufus, il gruppo di statue raffiguranti divinità frigie ed egizie fra le quali spicca quella di Attis, che costituivano il santuario più importante dell’Italia settentrionale dedicato a questi culti, oltre a suppellettili, arredi vari e la ricostruzione della stanza da pranzo (triclinium) di una domus del tempo.
Si consglia la visita accompagnati da una guida turistica, in grado di raccontare usi e costumi ai tempi dei Romani e far vivere l’esperienza del Museo in maniera certamente più affascinante.

Cattedrale di San Vicinio, un’esperienza spirituale unica
L’imponente Cattedrale di Sarsina, nella piazza centrale del paese, costruita intorno all’anno Mille, è uno degli esempi meglio conservati di architettura romanica in Romagna.
Il mosaico moderno nella lunetta, raffigurante San Vicinio con la mitra da vescovo e la famosa “catena”, accolgono il turista pellegrino in cerca di una forte esperienza spirituale.
L’austerità del suo interno in mattoni diviso in tre navate, l’atmosfera conferita dalla luce che vi entra dalle piccole finestre, il silenzio che regna, rendono la Basilica un’oasi di pace e serenità, luogo privilegiato per il raccoglimento (anche in senso laico) e la preghiera.
Nella Cappella di S. Vicinio sono custodite le reliquie del santo. La Cattedrale è meta, ogni anno, di decine di migliaia di pellegrini, anche richiamati dalla devozione al Santo e alla sua taumaturgica “catena”. L’imposizione di quest’ultima, posta sul collo delle persone che lo richiedono, è accompagnata da una invocazione di benedizione dell’anima e del corpo.

Museo Diocesano di Arte Sacra
Gli amanti dell’Arte Sacra troveranno pane per i loro denti in questo prezioso Museo Diocesano, allestito all’interno del palazzo, adiacente la Cattedrale, che fu la residenza dei Vescovi di Sarsina fino al 1976.
Il Museo custodisce una una rilevante collezione di paramenti sacri, oggetti liturgici e dipinti, in gran parte provenienti dalle Parrocchie che facevano parte dell’ex Diocesi di Sarsina, salvati così dal degrado, da atti vandalici e furti, nonché dalla rovina delle numerose chiese sparse nella Valle del Savio.
Tra gli oggetti più preziosi, la splendida raccolta di antiche campane, fuse in bronzo risalenti anche XIV secolo; la collezione di indumenti sacri (pianete, piviali, mitre) appartenuti soprattutto ai Vescovi sarsinati; la piccola pinacoteca che custodisce opere di grande rilievo, fra le quali spicca una teletta proveniente dall’antichissima chiesa di Monte Sorbo (Comune di Mercato Saraceno) e raffigurante la Madonna che adora il Bambino, attribuita a Bartolomeo di Maestro Gentile da Urbino (secolo XV); argenterie sacre e oggetti liturgici, manufatti artistici sopravvissuti alle spoliazioni napoleoniche databili fra la metà del secolo XVIII e l’inizio del XIX, ormai muti testimoni di una storia sacra che ha indelebilmente marcato territorio e popolazione.

Castello di Calbano, tra storia e musica
Il borgo di Calbano, posto su un colle appena fuori Sarsina, offre al visitatore immagini e sensazioni di tempi lontani. Calbano fu certamente per i Romani – come probabilmente lo era stato prima per gli Umbri – un luogo di sicura difesa, ruolo che di certo assunse nel medioevo, quando fu chiuso a fortezza.
Oggi le due torri circolari e la muraglia rimasta del “maschio” sono un occhio vigile su Sarsina e accolgono gli escursionisti che risalgono la collina, mentre la secentesca chiesa di Sant’Antonio, che s’addossa sul fianco, ne attenua l’ardore guerresco.
La magia del borgo è impreziosita negli ultimi anni dalla presenza del laboratorio del liutaio Elvis Moro che qui produce chitarre classiche italiane, riportando in vita le caratteristiche costruttive tipiche degli strumenti del nostro Paese tra la seconda metà del ‘700 ai primi decenni del ‘900.
Una visita al borgo e al laboratorio rappresenta quindi un unicum imperdibile, che può essere completato, per gli appassionati di strumenti musicali, da una tappa alla liuteria di Pietro Morbidelli a Sarsina, costrutture e riparatore di strumenti musicali, in particolare di arpe, noto a livello internazionale.

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