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San Godenzo

Il nome del paese deriva da San Gaudenzio, eremita nell’Alto Medioevo che si era ritirato in queste montagne per condurre una vita di preghiera; più tardi sulla sua tomba sorse l’Abbazia, nella cui cripta riposa il Santo. L’imponente edificio presenta forme romaniche sia all’esterno che all’interno, con una struttura simile a San Miniato al Monte e alla cattedrale di Fiesole; conserva preziose opere d’arte e l’8 giugno 1302 ospitò un incontro di tema politico e militare a cui prese parte anche Dante Alighieri, mentre tentava invano di rientrare in Firenze dall’esilio.

Nella seconda metà del Trecento Firenze conquistò questi territori, già dei Conti Guidi, ed iniziò ad avvalersi delle risorse del bosco; dopo i Medici, i Lorena contribuirono allo sviluppo del territorio e promossero la costruzione della strada di collegamento tra Toscana e Romagna attraverso il Passo del Muraglione.

Oggi San Godenzo è un delizioso borgo immerso tra boschi secolari alle porte del Parco delle Foreste Casentinesi, ed ha tra le sue attività economiche prevalenti l’artigianato del legno, del ferro battuto e della pietra. I boschi del territorio offrono la possibilità di escursioni nella natura e cristallini ruscelli balneabili, tra cui il Doccione, Calabuia e la famosa Cascata dell’Acquacheta, detta anche Cascata di Dante. Il Poeta in esilio, infatti, la descrive in un famoso passo della Commedia (Inf. XVI°, vv. 94-105).

Tra i prodotti tipici il marrone, protagonista di sagre a tema, tale da dare il nome alla frazione di Castagno, poi detto “d’Andrea” in onore del pittore rinascimentale. Il locale Centro Visite ospita un Museo Virtuale dedicato all’artista e una presentazione del Parco e degli itinerari.

Una curiosità: durante l’ultima Guerra San Godenzo subì ingenti danni, trovandosi lungo la Linea Gotica; la millenaria Abbazia fu invece risparmiata dai tedeschi, in virtù delle origini germaniche del fondatore, il vescovo Jacopo il Bavaro.

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A 7 Km da San Godenzo alle pendici del Monte Falterona, il paese è è circondato da boschi di castagni, da cui il toponimo; nel 1957 cambiò nome in Castagno d’Andrea in occasione del cinquecentenario della morte del pittore rinascimentale Andrea di Bartolo di Bargilla (1423 ca.-1457). Personaggio inquieto, influenzato da Masaccio e Donatello, tra il 1448 e il 1451 dipinse il Ciclo degli uomini e donne illustri per Filippo Carducci, gonfaloniere di Giustizia, in cui non poteva mancare Dante Alighieri. Il ciclo è oggi diviso tra la villa di Legnaia e la Galleria degli Uffizi. A seguito delle celebrazioni del 1957, l’artista di fama internazionale Pietro Annigoni (1910-1988), offrì il suo tributo ad Andrea, affrescando il coro della locale chiesa di San Martino (1958-1968).

Il Centro Visite del Parco Nazionale “Monte Falterona” e Museo Virtuale Andrea del Castagno 

Da qui partono il Sentiero della Civiltà del Castagno, albero fondamentale per la vita e la sussistenza delle popolazioni del passato, e una rete di sentieri vero il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, il Monte Falco e il Monte Acuto. Il Centro è utile punto d’informazione e presenta la storia del terrirorio: dagli Etruschi, che consideravano il Falterona la montagna sacra per antonomasia (Fal Truna, ossia “Trono degli Dei”), ai “viaggiatori celebri”, tra cui Dante Alighieri. Al al secondo piano è il Museo Virtuale Andrea del Castagno, in cui sono riproduzioni fotografiche, a grandezza naturale, delle opere più importanti dell’artista.

Un curiosità: il Poeta menziona questo territorio nella Commedia, a proposito delle sorgenti dell’Arno (Purg. XIV, vv. 16 – 24), e secondo il folklore popolare avrebbe trovato in questa zona l’ispirazione per la visione della “Selva Oscura”.

Abbazia di San Gaudenzio

Narra la leggenda che alla morte di San Gaudenzio anacoreta, i buoi che trainavano il carro con le sue spoglie si fermarono nel luogo in cui più tardi sorse l’Abbazia, rifiutando di procedere. Sulla  tomba del Santo nel IX secolo venne costruita una chiesetta e quindi la prima Abbazia nel 1028 dal vescovo Jacopo il Bavaro; restaurata nel 1070 dal vescovo Trasmondo, venne affidata ai Benedettini e nel 1482 ai Serviti della SS. Annunziata di Firenze.

L’ 8 giugno 1302 Dante Alighieri fu tra i firmatari dell’accordo fra le nobili famiglie cacciate da Firenze per garantire economicamente gli Ubaldini, signori del Mugello, se avessero subito attacchi da Firenze, come poi effettivamente fu. L’incontro si svolse nell’Abbazia di San Gaudenzio, come recita il documento conservato presso l’Archivio di Stato di Firenze.

La facciata è in filaretto di pietra di cava, come gran parte della struttura; il maestoso interno, suddiviso a tre navate divise da pilastri, trova analoghi nella cattedrale di Fiesole e San Miniato al Monte a Firenze. Nel presbiterio è il polittico con Madonna e Quattro Santi (1333) di Bernardo Daddi, allievo di Giotto. Al di sotto è la vasta cripta, dov’è la mummia del Santo fondatore, chiusa in alto da una balaustra in pietra decorata da 36 formelle di marmo intarsiato.  Tra le numerose opere d’arte all’interno un’Annunciazione riferita al Franciabigio (XVI sec.), la statua lignea di San Sebastiano di Baccio da Montelupo (1506) e altre opere conservate nella canonica e nella sagrestia. L’Abbazia fu restaurata in occasione del secentenario della morte di Dante (1321-1921) e per l’occasione l’artista Giuseppe Cassioli realizzò il mosaico dantesco nell’abside. Per l’occasione fu realizzata la “Campana di Dante”, conservata in sagrestia, finemente cesellata con immagini allegoriche. La facciata è in filaretto di pietra di cava, come gran parte della struttura; il maestoso interno, suddiviso a tre navate divise da pilastri, trova analoghi nella cattedrale di Fiesole e San Miniato al Monte a Firenze.

Nel presbiterio è il polittico con Madonna e Quattro Santi (1333) di Bernardo Daddi, allievo di Giotto. Al di sotto è la vasta cripta, dov’è la mummia del Santo fondatore, chiusa in alto da una balaustra in pietra decorata da 36 formelle di marmo intarsiato.  Tra le numerose opere d’arte all’interno un’Annunciazione riferita al Franciabigio (XVI sec.), la statua lignea di San Sebastiano di Baccio da Montelupo (1506) e altre opere conservate nella canonica e nella sagrestia.

L’Abbazia fu restaurata in occasione del secentenario della morte di Dante (1321-1921) e per l’occasione l’artista Giuseppe Cassioli realizzò il mosaico dantesco nell’abside. Per l’occasione fu realizzata la “Campana di Dante”, conservata in sagrestia, finemente cesellata con immagini allegoriche.

La Cascata dell’Acquacheta

“Come quel fiume c’ha proprio cammino/ prima da Monte Veso inver levante,/dalla sinistra costa d’Apennino,/che si chiama Acquacheta suso, avante/che si divalli giù nel basso letto,/e a Forlì di quel nome è vacante,/rimbomba là sovra San Benedetto/dell’Alpe per cadere ad una scesa/ove dovria per mille essere recetto;/così, giù d’una ripa discoscesa,/trovammo risonar quell’acqua tinta,/sì che ‘n poc’ora avria l’orecchia offesa/”. (Inf. XVI, vv. 94-105)

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