skip to Main Content

Pratovecchia Stia

Pratovecchio Stia, sede del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, è un angolo di Toscana ricco di storia, cultura e natura situato nell’alto Casentino, in prossimità delle sorgenti del fiume Arno. Terra di castelli, pievi romaniche, terrecotte robbiane, luoghi danteschi e piccoli borghi circondati da foreste secolari, conserva importanti vestigia medievali: dalla maestosa torre di Porciano al castello di Romena, citato da Dante nel XXX canto dell’Inferno, fino al Palagio Fiorentino di Stia, sede di una raccolta d’arte contemporanea. Borghi, piazze e portici caratterizzano il centro di Pratovecchio, la cui architettura esprime una storia di fede, testimoniata dalla presenza del Monastero di S. Giovanni Evangelista, del Monastero di S. Maria della Neve e della Propositura del SS. Nome di Gesù.
Nelle vicinanze la Pieve di S. Pietro a Romena rappresenta una delle maggiori testimonianze dell’architettura romanica in Casentino.
Il centro di Stia è raccolto intorno alla splendida Piazza Tanucci sulla quale si affaccia la pieve romanica di S. Maria Assunta. Al suo interno sono conservate opere di Bicci di Lorenzo e Andrea della Robbia, le cui terrecotte policrome sono custodite anche nel quattrocentesco Santuario di S. Maria delle Grazie, edificato lungo la strada per il Mugello a 4 km da Stia.
Mirabile esempio di archeologia industriale, lo storico lanificio di Stia, fino alla metà del XX secolo una delle principali realtà tessili italiane, è sede del Museo dell’Arte della Lana, centro di diffusione della cultura della lavorazione della lana ed in particolare del Panno Casentino, tessuto dal caratteristico “ricciolo”, simbolo di eleganza e raffinatezza.
Di particolare interesse storico – culturale sono inoltre Molin di Bucchio, primo mulino dell’Arno e il sito archeologico del Lago degli Idoli, importante santuario etrusco sul Monte Falterona in prossimità delle sorgenti dell’Arno.

Il Parco, 36.000 ettari ricchissimi di fauna equamente distribuiti tra Romagna e Toscana, si presenta come una delle aree forestali più pregiate d’Europa. Distribuito tra le province di Forlì-Cesena, Arezzo e Firenze, vanta centri abitati ricchi di storia e di testimonianze artistiche di notevole valore, che si offrono al visitatore in una meravigliosa cornice naturale.
Il pregiato legname delle Foreste casentinesi ha reso possibile la costruzione della Firenze rinascimentale. Questo arrivava con la particolare formula, poi entrata nell’uso volgare, “a ufo” (ad usum fabricae) “navigando” attraverso l’Arno in piena. Alle “Foreste” si devono anche i possenti alberi maestri delle navi (abete bianco) che la repubblica marinara pisana affidava agli, allora indefiniti, mari del mondo. Sappiamo per certo che anche San Paolo Fuori le Mura, dopo l’incendio del 15 luglio 1823, venne ricostruita con materiale camaldolese. Questo arrivò a Pisa attraverso l’Arno e risalì il Tevere dopo aver percorso la costa maremmana via mare.
Ci sono all’interno del Parco due poli di grande fascino ed importanza spirituale: il Santuario della Verna (1213), a cui si collegano le stimmate di San Francesco (1224), e Camaldoli, fondato nel 1024 dal benedettino romagnolo san Romualdo.
Il Parco si può visitare con piacevoli escursioni a piedi, in mountain bike, a cavallo o, in inverno, con gli sci da escursionismo lungo i circa 700 chilometri della rete sentieristica. Nell’ottica di far conoscere e apprezzare questo patrimonio naturale è stata realizzata una app dedicata. Si tratta di uno strumento digitale che consente di esplorare i sentieri con il supporto di smartphone, tablet e altri dispositivi mobili. È attualmente disponibile su Itunes e Google play (link su www.parcoforestecasentinesi.it). Consente di “navigare” sui sentieri del Parco, anche in modalità offline, e ottenere informazioni dettagliate su rifugi, musei, centri visita e percorsi tematici.
Sasso Fratino (core area, più di 700 ettari), prima riserva naturale integrale italiana, e le Foreste casentinesi (buffer area, 6936 ettari) sono, dal 2017, Patrimonio dell’Umanità Unesco all’interno della rete delle faggete vetuste europee.
Sebbene l’Italia detenga il maggior numero di siti Unesco, il riconoscimento delle faggete rappresenta per il nostro Paese la prima iscrizione di un patrimonio naturale espressamente per il suo valore ecologico di rilievo globale.
Sasso Fratino, istituita nel 1959 grazie all’impegno di Fabio Clauser, è uno di questi luoghi dal valore inestimabile, oggi nella zona A del Parco nazionale.
Dopo un biennio di ricerche dendroecologiche, rese possibili dalla collaborazione con il Dipartimento Dafne dell’Università della Tuscia, oggi sappiamo che a Sasso Fratino i faggi possono superare i cinque secoli di età. Sono quindi coevi di Cristoforo Colombo e Leonardo da Vinci.
Quell’area stimola la nostra fantasia e ci parla delle foreste primigenie e delle ingenti risorse di biodiversità che rendono possibile e migliorano la vita degli uomini, anche per le enormi potenzialità offerte alla ricerca scientifica.
Le Foreste casentinesi si possono considerare le più “colorate”
d’Italia. È un primato difficile da dimostrare, ma ci sono condizioni naturali e storiche che testimoniano a favore di questo dato.
L’Appennino tosco-romagnolo si trova nello spartiacque tra due grandi
regioni: l’area mediterranea e quella europea. Tale situazione geografica consente l’associazione di specie forestali di diverse provenienza e genera un’eccezionale biodiversità con oltre quaranta specie di alberi presenti: un vero primato per le nostre latitudini.
L’altro fattore, ancor più importante, è da far risalire alla conservazione e alla gestione oculata di cui queste foreste hanno goduto nei secoli. E così oggi alberi che in Appennino sono vere e proprie rarità – come aceri, frassini, olmi e tigli – nel nostro Parco sono specie ben presenti e in autunno accendono di luci e colori la foresta.

 

Fonte: Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna

Il Museo dell’Arte della Lana è situato nel complesso del Lanificio di Stia, in Casentino, restaurato dopo decenni di abbandono. Dalla metà dell’Ottocento agli anni Cinquanta del XX secolo il Lanificio di Stia è stato il perno attorno a cui ruotava l’economia della zona; nei primi decenni del Novecento era uno dei principali lanifici italiani. Il primo nucleo del Museo viene realizzato a partire dal 1996, con la mostra temporanea Sul Filo della Lana, da Pier Luigi della Bordella e Gabriele Grisolini, che espongono documenti, foto d’epoca e oggetti da loro raccolti e appartenuti al Lanificio dando così vita alla Mostra Documentaria sullo Storico Lanificio di Stia.
Per trovare una sede stabile ed ampia per il Museo, nasce l’idea di recuperare il complesso di edifici ormai dismessi che costituivano il Lanificio e Pier Luigi della Bordella si adopera affinché quest’ultimo torni proprietà della Famiglia Lombard, che lo aveva gestito per oltre sessanta anni. Simonetta Lombard, ultima erede della Famiglia, aderisce entusiasticamente all’iniziativa riacquistando gli edifici sede del “suo Lanificio” e costituendo una Fondazione per lasciare un segno duraturo dell’opera della sua Famiglia e in particolare del padre Luigi. La Fondazione elabora così un progetto di ristrutturazione di una parte del complesso del Lanificio per la realizzazione del Museo dell’Arte della Lana.
Mirabile esempio di archeologia industriale, oggi il Lanificio ha ripreso vita non più come luogo di produzione ma come centro di diffusione della cultura tessile propria di questo territorio e per lasciare memoria di questa antichissima tradizione.
Strettamente legato a questo complesso industriale è il tessuto noto con il nome di Casentino, originario della prima Valle dell’Arno, conosciuto dal Medioevo fino a tutto l’Ottocento come un panno rustico, era contraddistinto dai mercanti fiorentini del Trecento con il termine di panno grosso di Casentino. Non si conosce precisamente la data di nascita del tipo di tessuto noto oggi come Panno Casentino, cioè quello con la superficie riccioluta sul diritto che è diventato un classico nei colori verde (bandiera) ed arancio (becco d’oca). Sicuramente tra il 1916 e il 1918 veniva prodotto all’interno del Lanificio di Stia dove è documentata la presenza di una macchina a ratinare di produzione tedesca: quella ratinatrice che oggi restaurata è esposta all’interno del Museo.
Il percorso espositivo del Museo dell’Arte della Lana è una vera e propria esperienza sensoriale durante la quale si può toccare, annusare, ascoltare, imparare, provando in prima persona la manualità di alcuni gesti propri dell’arte della lana.
Per far comprendere al meglio le fasi di lavorazione è stato realizzato un percorso multimediale composto da video che mostrano il movimento dei macchinari esposti e ne riproducono gli assordanti rumori.
In collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti sono stati realizzati dei percorsi tattili utilissimi per tutti i visitatori, essendo anche il tatto fondamentale per comprendere pienamente le lavorazioni tessili e le qualità di una stoffa.
Il Museo, come lo fu in passato il Lanificio, è tornato a essere il luogo delle mani, lo spazio del fare, non luogo da visitare passivamente, ma una palestra che permette di imparare con divertimento partecipando alle varie attività didattiche proposte.

Fonte: Museo dell’Arte della Lana

Museo dell’Arte della Lana
Lanificio di Stia
Via G. Sartori, 2 – 52015 Pratovecchio Stia (AR)
Tel. +39 0575 582216 – +39 338 4184121
info@museodellartedellalana.it
www.museodellartedellalana.it

Nel territorio di Pratovecchio Stia nasce il fiume Arno la cui sorgente, detta Capo d’Arno, si trova sulle pendici meridionali del Monte Falterona a quota 1358 metri.
Sul luogo, considerato l’origine del fiume, fu collocata dal CAI (1954), una lapide con i celebri versi danteschi:

“Ed io: per mezza Toscana si spazia
un fiumicel che nasce in Falterona
e cento miglia di corso nol sazia”

Purgatorio, Canto XIV

Sulle orme di Dante: un percorso dantesco dalle sorgenti dell’Arno ai castelli di Porciano e Romena

IL CASTELLO DI PORCIANO
Il castello di Porciano fu uno dei primi insediamenti nella vallata dei Conti Guidi, documentato per la prima volta in due pergamene del giugno 1007 e del novembre 1017. Dalla seconda metà del XIII secolo il sito divenne sede di uno dei rami comitali in cui i Guidi si divisero a seguito delle loro vicende familiari, quello di Porciano-Modigliana, assumendo anche l’attuale aspetto fortificato con l’imponente torre palaziale di circa 35m di altezza, raro esempio di architettura militare e residenziale al tempo stesso.
Tra il 1250 e la prima metà del 1300, il castello ed il sito conobbero il loro apogeo politico e culturale.
A dimostrazione dell’importanza politica dei Guidi di Porciano, lo stesso Dante Alighieri, durante il suo esilio casentinese, sarebbe stato ospitato nel castello tra l’ottobre del 1310 e l’aprile del 1311.
Fu proprio in quei mesi che il Sommo Poeta scrisse tre delle sue celebri epistole latine, quelle “Ai Principi e Popoli d’Italia”, “Ai Fiorentini” e “Ad Arrigo VII”. In particolare l’epistola VI “Agli scelleratissimi Fiorentini” fu scritta il 31 marzo 1311 “sub fonte Arni” (dalle sorgenti dell’Arno) e quindi con molta probabilità da Porciano. Proprio a quest’ultima è legata un’antica e singolare leggenda da sempre tramandata nell’alto Casentino. Si racconta infatti che, a seguito della velenosa lettera, i fiorentini mandarono a Porciano dei soldati per catturare il “ghibellin fuggiasco” che, avvertito dai Conti Guidi, decise fuggire. Scendendo da Porciano tutto incappucciato, Dante incontrò i soldati che salivano per prenderlo e il capitano, con voce forte e sonante, gli chiese: “oh tu, sai se al Castello di Porciano v’ è un tal Dante Alighieri?” E Dante, con sangue freddo, rispose sibillino: “Quando i’ v’ ero, i’ vera!”. I soldati proseguirono di gran fretta verso il castello e Dante riuscì così a scappare.

IL CASTELLO DI ROMENA
Eretto intorno al mille su un colle che domina la valle dell’Arno, il Castello di Romena era il più fortificato delle dimore dei Conti Guidi con 14 torri e tre cinte murarie. Il castello è oggi uno dei più suggestivi del Casentino, conservando vestigia della sua imponenza nelle strutture del cassero, di tre torri e di alcune parti delle mura che testimoniano le varie fasi costruttive a cui andò incontro tra XI e XIV secolo. La storia del castello è legata a Dante Alighieri, che lo cita nel XXX Canto dell’Inferno, e a Gabriele D’Annunzio che qui compose il III Libro delle “Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi” dell’Alcyone.

“Ivi è Romena, là dov’io falsai
la lega suggellata del Batista;
per ch’io il corpo sù arso lasciai”

Ma s’ io vedessi qui l anima trista
di Guido o d’ Alessandro o di lor frate,
per Fonte Branda non darei la vista

Inferno, Canto XXX

Sono queste le parole che Dante fa pronunciare a Mastro Adamo da Brescia, reo di aver falsificato i fiorini d’oro della Repubblica Fiorentina nel Castello di Romena per conto dei Conti Guidi. Catturato e condannato a morte, venne giustiziato in una località vicina a Romena, oggi chiamata Omomorto per ricordare, secondo la leggenda, la brutta fine del falsario.

Offerte e Pacchetti

Arte e cultura
Visita guidata

A spasso con Dante_ proposta di 3 giorni

100.00
Vedi l'offerta
Arte e cultura
Visita guidata

A spasso con Dante_ proposta di 2 giorni

61.00
Vedi l'offerta
Food
Visita guidata

L’esilio di Dante – il Sommo Poeta in Romagna

295.00
Vedi l'offerta
Trekking

Trekking sui sentieri di Dante

225.00
Vedi l'offerta
Bike
Cultura e natura
Food
Visita guidata

In bici con Dante nelle Terre di Faenza

275.00
Vedi l'offerta
Bike
Food
Visita guidata

Dante a Ravenna, Faenza e le colline dell’entroterra

290.00
Vedi l'offerta
Arte e cultura
Brisighella

Da Ravenna a Marradi nel cuore dell’Appennino

150.00
Vedi l'offerta
Cultura e natura
Brisighella

I borghi medievali tra cultura e natura

199.00
Vedi l'offerta

Segui su Facebook tutti gli aggiornamenti, eventi e
informazioni personalizzate…

Guarda su Instagram le straordinarie bellezze
dell’arte e del territorio…

Back To Top