Palazzuolo sul Senio

Affascinante Borgo dell’Alto Mugello, dal 2018 Palazzuolo sul Senio fa parte dei “Borghi più belli d’Italia”. Si dice che la donna ritratta tra le due torri dello stemma del paese sia Marzia Ubaldini, detta Cia (1317-1381), sposa di Francesco Ordelaffi Signore di Forlì e nipote di Maghinardo Pagani (1243 ca.-1302), Signore di queste terre menzionato da Dante sia nell’Inferno che nel Purgatorio.

Il trecentesco Palazzo dei Capitani, costruito dopo la conquista fiorentina, ospita il Museo Archeologico Alto Mugello e il Museo delle Genti di Montagna. Numerosi ristoranti nelle vie del centro servono prelibatezze locali dolci e salate, influenzate dalla vicina cucina romagnola.

Dal centro del paese un sentiero conduce ai ruderi del Castellaccio e al borgo di Lozzole, sorto su un’antica fortezza degli Ubaldini.

Nei dintorni di Palazzuolo si possono visitare il Santuario della Madonna della Neve di Quadalto del XV secolo, oppure fare escursioni a cavallo, trekking e seguire percorsi in mountain bike.

La Badia di Susinana, sorta nel XII secolo, è oggi una struttura ricettiva trasformata in villa-fattoria con l’antica chiesa da poco restaurata, appartenuta ai Vallombrosani; nel 1302 vi sarebbe stato sepolto Maghinardo Pagani in abito monastico, in cambio di un cospicuo lascito di beni mobili ed immobili. E’ ignota l’ubicazione esatta della tomba; la leggenda narra che il sepolcro sarebbe toccato da un raggio di sole una volta l’anno, all’equinozio di primavera.

La collezione del Museo, accolta nelle sale del trecentesco Palazzo dei Capitani in 8 sale, è costituita da oltre 1000 pezzi che narrano la storia della prima metà del ‘900 di un territorio e una comunità montana di confine tra Toscana e Romagna, ed è frutto di donazioni volontarie di tanti che hanno visto nel Museo la possibilità di conservare e di valorizzare una parte della loro storia. Questa comunità contadina è andata incontro nel corso degli anni del secondo dopoguerra ad una rapida modificazione con lo spopolamento del territorio. Questo ha comportato anche l’abbandono di modi di vivere e lavorare che oggi gli oggetti del Museo continuano invece a raccontare.

Il Museo Archeologico Alto Mugello ha sede nel Palazzo dei Capitani, della fine del sec. XIV. Nel Museo sono esposte le testimonianze della presenza dell’uomo nell’Alto Mugello, dalla preistoria ai tempi moderni. Sono ben rappresentate le fasi finali del paleolitico, il mesolitico e il neolitico. Le testimonianze di epoca preromana: le tombe degli Ortali e della Fossaccia con elmo di tipo Negau e l’insediamento del Nevale, coprono l’arco dal VI al IV sec. a.C. Insediamenti romani hanno restituito vari reperti. Il medioevo e il Rinascimento (X – XVI sec) sono testimoniati da: ceramiche, vetri, piccole armi, con un importante pugnale a “cinquedea” e un piccolo lapidario con manufatti dal X al XV sec.

Il territorio del comune di Palazzuolo sul Senio si riversa sullo spartiacque emiliano-romagnolo e si estende su di una superficie di circa 11.000 ettari.
Lo spopolamento delle aree rurali negli anni del dopoguerra e del boom economico, ha fatto sì che la natura, a passi lenti, si impossessasse del territorio abbandonato dall’uomo, offrendoci oggi un grande patrimonio naturalistico pressoché intatto.
Il paesaggio rigoglioso di vegetazione si alterna a rive di roccia marnoso – arenaria. I boschi sono composti prevalentemente da piante a foglia caduca come faggi, querce e il celebre castagno.
Panorami inimmaginabili si aprono a chi è avvezzo a fare trekking, dove spuntano pievi, antichi ponti in pietra, e borghi storici ricchi di tradizioni che dai loro picchi reclamano attenzione.
Il clima, piuttosto rigido in inverno quando le nevicate non sono rare, è particolarmente gradevole in estate, grazie ai freschi venti montani che mitigano la calura.
La fauna vede animali selvatici quali caprioli, cinghiali, scoiattoli, volpi, tassi, istrici, poiane, picchi, pettirossi, merli, beccacce. Negli ultimi anni è comparso, nel nostro territorio, anche il lupo.
Il rapporto fra uomo e ambiente è sempre stato saldissimo e questa sinergia oggi consente di offrire un’accoglienza all’insegna del turismo responsabile ed ecologicamente compatibile.

La cucina di queste lande affonda le sue radici nella tradizione contadina. Una tradizione fatta di sapori semplici e decisi, saggiamente forgiati dalle donne di casa di questo aspro angolo di mondo. Sovrano della tavola locale il marrone che veniva consumato in sovrabbondanza dalla popolazione. La polenta che si ottiene dalla farina ha sfamato intere generazioni di palazzuolesi e ha permesso la sopravvivenza a queste zone.

Mangiata con il raviggiolo o la pancetta cotta nell’aceto risulta, oggi, apprezzata per il suo gusto dolce fuori dalla consuetudine contemporanea. Dalla farina si ottiene il castagnaccio, tipico dolce toscano, ma la regina della dolceria è la torta di marrone che, partendo dal frutto cotto nel latte, forma insieme a una gran miriade di ingredienti una prelibatezza invidiata a livello zonale come poche.

I primi piatti risentono della vicinanza con la Romagna. Quindi tortelli, cappelletti, passatelli animano i piatti di queste zone. Meritano una menzione speciale i tortelli di patate che sono figli, invece, della cucina mugellana e che giunsero tardivamente sulle tavole nostrane. Solo dal XIX° sec. Infatti il tubero fu coltivato per far fronte alle varie carestie che si affacciavano ciclicamente alla porta di queste sfortunate popolazioni.

I secondi piatti sono composti da selvaggina.

Infine non possono mancare i richiami ai frutti dimenticati che ringagliardivano le parche mense dei nostri antenati: le pere volpine, le alzaruole, le mele cotogne … che si vanno riscoprendo in questi anni del nuovo millennio che sempre con maggiore insistenza sembra dover ravvivare le proprie radici per ricominciare un nuovo cammino sulle vecchie strade percorse dai nostri progenitori.

Giungendo dalla vicina Romagna si incontra la millenaria Pieve di Misileo, dedicata a San Giovanni decollato, antico Santo patrono dei Longobardi. Interessantissima e di grande valore storico, la cripta, appartenuta alla chiesa originaria. Degni di nota i capitelli, probabilmente di riuso e l’impianto tipicamente romanico dell’ ambiente.

Risalendo la valle incontriamo Badia di Susinana, resa celebre da Maghinardo Pagani, che qui ebbe la sua residenza prediletta (alle Ari) e volle sepoltura nel convento con l’abito vallombrosiano. Maghinardo, Signore di questi luoghi, ebbe l’astuzia di appoggiare le varie fazioni allora in lotta scegliendo sempre quella vincente. Dante lo conobbe a Campaldino nel 1289 e nella Commedia ne traccia un profilo severo, causa della sua condotta politica ambigua.

Arrivati quindi a Palazzuolo, ci si può immergere in un’atmosfera che mantiene segni importanti del passato. La chiesa parrocchiale dedicata a Santo Stefano, sorta su un’antica costruzione, è ingentilito dalle decorazioni liberty di Tito Chini e conserva una meravigliosa tavola dell’inizio del ‘500 raffigurante una sacra conversazione che riunisce santi cari alla devozione longobarda e bizantina, retaggio forse dei vecchi domini in queste zone.

Ai piedi della scalinata era il vecchio ghetto ebraico che accolse una piccola comunità semitica fra il XV° e il XVII° sec. Questi ebrei erano incaricati di riscuotere le tasse del pedaggio fra la vicina Romagna e la Toscana. Oggi rimane una finestra murata, di fattura più ricercata rispetto alle altre, a ricordare il luogo di culto di questo piccolo gruppo di persone.

Proseguendo ci si trova in piazza del Crocifisso che deve il suo nome a un piccolo oratorio sito nel vecchio ospedale di Santa Maria Maddalena, il quale conservava un affresco raffigurante, appunto, la crocifissione. Odiernamente la crocifissione, creata in ceramica da Girolamo Bonomi nel dopoguerra, adorna il muro di una casa privata e può essere osservato in tutta la sua bellezza.

Oltrepassando il ponte possiamo sostare in piazza Garibaldi il cui impianto è essenzialmente quello medievale quando l’aerea era adibita a mercatale. Il nome del luogo si deve all’Eroe dei due mondi che sostò, per una notte, in un albergo allora esistente in piazza, durante la mitica fuga del 1849.

Nella piazza Ettore Alpi, totalmente ristrutturata negli anni’80 da Adolfo Natalini, la vasca in pietra serena, opera dell’architetto fiorentino, abbellita da bassorilievi in bronzo dell’artista Roberto Barni. Sulla stessa piazza si affacciano il Palazzo dei Capitani che, dalla fine del ‘300, accolse i rappresentati del potere fiorentino, e il seicentesco Palazzo Filipponi che oggi ospita il Comune.

Sotto il portico del Palazzo Comunale si affaccia la cappella liberty dedicata ai Caduti della Grande Guerra, opera di Tito Chini.

Sovrasta la piazza la seicentesca chiesetta dei Santi Antonio da Padova e Carlo Borromeo, che conserva al suo interno tre affascinanti pale d’altare barocche.

Alle spalle della piazza ci si addentra nel Borgo dell’Ore, il cui impianto quattrocentesco è rimasto invariato.

Infine, seguendo la strada verso la Toscana, incontriamo il santuario della Madonna delle Nevi che, dal 1630, ospita la taumaturgica immagine della Vergine, opera di un allievo del Botticelli. Dalla metà del ‘700 il luogo sacro è affidato, secondo la leggenda dalla Madonna stessa, a una comunità di suore francescane che, nei secoli, hanno costruito un ampio e ben conservato convento il quale ospita, ad oggi, una parte di quella comunità monastica che si rifà alla regola francescana del poverello d’Assisi.

Ufficio Informazioni Turistiche Pro Loco

Piazza Ettore Alpi, 2 – Palazzo dei Capitani, Palazzuolo sul Senio
Phone: +39 055 8046125
www.palazzuoloturismo.it
infopalazzuolo@gmail.com

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