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Dovadola

Il nome di questo borgo medioevale, situato nelle prime colline dell’Appennino Tosco Romagnolo, lungo la valle del Montone pare derivi dal latino duo – vadora (due guadi).
Il suo centro storico infatti, oltre ad essere caratterizzato dalla fortificazione eretta dai Conti Guidi intorno all’anno 1000, è situato su un’ansa del fiume che si attraversa sia in entrata che in uscita dal paese.
Le prime tracce risalgono all’epoca romanica, ma la struttura dell’attuale Paese risale circa al 1200 quando diventa cittadella fortificata dei Conti Guidi.
Una pergamena del 1263 ci fornisce, seppure sommariamente, una prima descrizione del Castello di Dovadola formato dal girone e dal borgo.
Al primo, che era la parte più antica e munita dell’insediamento, si accedeva attraverso la Porta: l’attuale Torre dell’Orologio, e comprendeva la cinta muraria e il sito della Rocca.
Nel corso del XIII secolo il borgo che si sviluppava all’esterno della porta si ampliò con la costruzione di nuovi edifici e venne cinto da mura:
Sul finire del secolo e nei primi anni del XIV secolo sul lato est della piazza si era sviluppato il borgo inferiore, anch’esso cinto di mura e dotato di porta di accesso oltre la quale, dopo breve tratto, ri raggiungeva il ponte che superava il fiume Montone a valle.
Il centro storico si conservò integro nelle sue linee essenziali di castello medioevale fino ai primi decenni del 1800, quando, per consentire il passaggio della Strada Regia Forlivese attraverso il centro del paese, furono demoliti il vecchio Palazzo Pretorio con l’antiguo “loggione”, alcuni edifici privati della piazza e le porte dei borghi.
In sintesi si può anche dire che l’architettura risenta dell’influsso toscano infatti Dovadola diventò Romagna solo nel 1923.
Oggi infatti Dovadola è un paese che, pur vicinissimo a Forlì, mantiene la sua identità di borgo rurale legato alle proprie tradzioni: una su tutte la ricerca e la preparazione del pregiatissimo tartufo bianco, la cui festa si celebra da più di 30 anni la terza e la quarta domenica di ottobre. La visita in questa occasione è davvero obbligatoria.
Oltre a questa immancabile manifestazione le principali attrazioni turistiche sono soprattutto di carattere religioso come l’Eremo di Montepaolo e il Sarcofago di Benedetta Bianchi Porro.

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La Badia di Dovadola risale al XI secolo ed è costruita nel punto in cui sorgeva anticamente una abbazia fondata dai monaci cluniacensi.
La prima notizia riguardante la Badia è contenuta in una pergamena del 13 marzo 1005, con cui l’abate del monastero di Sant’Andrea in Ravenna concesse in enfiteusi, la chiesa di Dovadola anch’essa dedicata a Sant’Andrea con le sue pertinenze di terre, vigne, edifici e con la mansione costruita accanto ad essa.
Nel 1850, unitamente alle chiese e ai territori della Romagna fiorentina, l’Abbazia entrò a fare parte della diocesi di Modigliana fino agli anni 80 del secolo scorso quando, con la riorganizzazione delle circoscrizioni diocesiane, Dovadola e gli altri comuni della collina e montagna forlivese furono aggregati alla diocesi di Forli — Bertinoro.
L’Abbazia è una importante meta turistica in quanto all’interno è collocato il sarcofago della Venerabile Benedetta Bianchi Porro.

Montepaolo è la località dove dimorò più di un anno (1121 -1122) Sant’Antonio da Padova, nel piccolo convento dei Francescani, presumibilmente appartenente all’Abbazia benedettina di Sant’Andrea di Dovadola. L’eremo del tempo del Santo era incasellato in un paesaggio diverso da quello di oggi, ma, all’inizio del 900, a seguito di assestimenti sismici si decise l’abbandono dell’eremo e la demolizione della “grotta” che fu ricostruita più in alto e inaugurata nel 1905.
La costruzione del nuovo Santuario nella zona di Montepaolo iniziò nel 1908.
La struttura a croce greca, di stile neogotico, fu progettata da padre Baldassarre da Bibbiena e decorata dai pittori Giacomo Gemmi, Giovanni Bassan di Treviso e Bruno Mazzoni di Doavadola su tutta la superficie parietale alla maniera della Basilica di San Francesco d’Assisi.
Nel 1997 il pittore Lorenzo Ceregato realizzò, ad affresco, dieci quadri sulla vita di Sant’Antonio posti lungo il tragitto che dal Santuario porta alla Grotta, tragitto chiamato “il sentiero della Speranza” – Nello stesso anno è stata collocata nella cappella dell’Immacolata una importante reliquia del corpo del Santo.

Questo pregiato forno produce solo con farine definite “farine di qualità” per un pane di qualità.
Tutte le farine utilizzate nel suddetto Forno hanno queste 5 caratteristiche.
sono farine di grani antichi – grani che non hanno subito alcuna modificazione da parte dell’uomo;
sono farine biologiche – il sistema di coltivazione biologico si adatta perfettamente ai cereali antichi; sono farine locali – utilizzando farine locali si incoraggiano gli agricoltori a coltivare grani antichi in biologico, così il nostro terreno sarà meno inquinato, i nostri animali mangeranno paglia paglia più naturale e la comunità potrà consumare cibi fatti con farine più sane.
sono farine macinate a pietra – il procedimento a cui queste farine sono sottoposte è quello di molitura. Il chicco viene trasformato in farina tramite una “sfregatura” fra le pietre, a basssa velocità in modo tale da riuscire a mantenere intatte le sue proprietà, sono farine poco raffinate.

Sagra paesana che vede l’allestimento di stand gastronomici con piatti a base di tartufo e piatti appartenenti alla tradizione romagnola.
All’interno della sagra si possono gustare le diverse specialità al tartufo: crostini, tagliatelle, tagliolini, antipasti, focacce, polenta e carni.
Il Clou della festa è rappresentato dalla premiazione dei cercatori di tartufi che portano la migliore qualità o la maggiore quantità.
Infine viene assegnato il premio più ambito “il tartufo d’oro” vinto da colui che porta il tubero più grosso.
La festa non offre solo specialità al tartufo, ma anche altre attrattive: il paese ospita un mercato ambulante, dove si può trovare di tutto, dalle comuni mercanzie, ai banchi con prodotti locali, primi fra tutti i tartufi, poi funghi, prodotti del sottobosco, castagne, marroni, mile ecc..
Alcuni pittori e scultori locali allestiscono ogni anno alcune mostre. Una orchestra poi allieta il pmeriggio domenicale con musica folcloristica.

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