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Capolona

Le origini di Capolona sono remote; forse si tratta di un antico convento di cui si sono perse le tracce. Oggi è un centro abitato, della campagna toscana con caratterizzazione manifatturiera e agrituristica, vicino ad Arezzo ed alle porte del Casentino. L’orografia lo colloca…

«…lì dove l’Arno torce il muso agli aretini…”»
(Dante, Divina Commedia, Purgatorio XIV, v. 48)

Il comune si estende sulle pendici del Pratomagno, nei territori che furono dell’Abbazia di Campoleone, là dove il Casentino e la valle dell’Arno si aprono in un ampio ventaglio che prelude alla distesa formata dalla confluenza della Val di Chiana con l’Arno.
Testimonianze storiche dell’importanza di questo territorio, visibili ancora oggi, sono i suoi luoghi di culto, come le Pievi di San Martino a San Martino Sopr’Arno, documentata dal 1017 e di Santa Maria Maddalena a Sietina di cui esiste già una citazione in un documento del 1022, oppure la Chiesa di Santa Lucia a Cenina lungo il percorso delle Vie di Dante.
Curiosamente il toponimo Capolona individua non solo un centro in particolare, quanto tutta una zona, perché la sede del capoluogo fu spostata più volte durante i secoli. Dopo l’abbandono dell’Abbazia, il territorio fu unito ad altre comunità, tra cui Subbiano, fino al periodo Napoleonico. Nel 1808 fu istituito il distretto di Capolona, Bibbiano e Belfiore e la sede comunale, passata nel frattempo a Pieve San Giovanni, fu posta a Castelluccio che acquisì anch’egli il nome di Capolona.
In tempi più recenti, il capoluogo, e di conseguenza il nome, è passato all’attuale centro abitato, sviluppatosi sotto Caliano, davanti al ponte sull’Arno ed attorno al Calzaturificio Soldini sorto a fine degli anni ‘50 del XX secolo. Capolona ha in gran parte un aspetto moderno; è attraversata dalla SR 71 e dalla ferrovia Arezzo-Pratovecchio-Stia.

 

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Il paesaggio rurale, è stato “costruito” da generazioni di contadini che hanno ricercato insieme utilità e bellezza, varietà di forme e colori. Le sue colline che degradano verso l’Arno, lasciano trasparire l’impronta della storia. I primi furono gli Etruschi, a diffondervi l’agricoltura, privilegiando colture come la vite e l’olivo. E ancora oggi, in un territorio con servizi turistici all’avanguardia, sono loro i protagonisti del paesaggio: nessun altro sa disegnarlo come loro. Sono un simbolo della nostra terra, capace di condurre il viaggiatore indietro nel tempo e fargli assaporare un passato carico di storie, curiosità e conoscenze tramandate, dalla memoria e dall’amore degli abitanti.

La memoria storica del territorio è testimoniata anche dalla sua viabilità: Capolona era attraversata dalla Via Romea di Stade, l’antica strada che univa il nord Europa a Roma, e dalla cosiddetta “Via delle Pievi”, la strada che risaliva l’Arno in dx idrografica toccando le principali Pievi del territorio: Pieve Sietina, Pieve di San San Martino a Vado e poi quelle di Socana, Arcena, Buiano Romena.
Nelle guide storiche delineano questi cammini attraverso un elenco di luoghi in successione. In quei racconti si parla solo di pericoli, fatiche, di precarietà delle strade e “patimenti di corpo e spirito. Scarne le indicazioni sulle tappe, solo nomi di luoghi circondati dal silenzio, come se la curiosità non servisse ai viandanti o ai “viaggiatori di Dio”.
Coloro che oggi ne ripercorrono i tracciati lungo l’Arno, attraversano luoghi di grande bellezza e suggestione, capaci di soggiogare l’occhio, la mente ed il cuore. I loro passi danno spessore al silenzio e rievocano la mitologia di questi itinerari, dove generazioni intere hanno lasciato segni tangibili della loro presenza: ponti, strade, case, borghi, chiese, coltivi e… orme, che ognuna di esse ha sovrapposto a quelle precedenti e che oggi, coloro che ne ripercorrono il cammino, possono ritrovare.

Ufficio Informazioni Comune Capolona
Piazza della Vittoria n. 1
daniela.organai@gmail.com
T. +39.338.9476735/+39.348.9112754

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