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Bagno a Ripoli

Incastonato tra il Valdarno Superiore e il Chianti, il territorio di Bagno a Ripoli è l’esito fortunato dell’incontro tra un ambiente favorito dalla natura e la mano sapiente dell’uomo. La presenza di importanti direttrici viarie consentì la nascita di precoci insediamenti: se gli Etruschi predilessero i crinali delle colline, con il graduale inserimento nell’orbita politico-culturale di Roma si preferirono le zone di fondovalle, luoghi adatti a ospitare ampie ville rustiche.
Nel corso dei secoli medievali viandanti e pellegrini, mercanti e eserciti solcarono le vie del territorio: nel giugno del 1289 tra i cavalieri dell’esercito di Firenze in cammino verso il Casentino vi era un giovane destinato all’immortalità, Dante Alighieri.
La vicinanza a Firenze e la bellezza dei dintorni attirarono nel frattempo l’attenzione delle più potenti e facoltose casate cittadine. Così, se il vivo sentimento religioso delle comunità locali abbellì pievi e chiesette di campagna con pregevoli opere d’arte, castelli e case fortificate si trasformarono in dimore da signore e in splendide ville, decorate con gusto dai più famosi artisti contemporanei.
Piccoli borghi, dimore imponenti e fastose, case coloniche immerse nei campi di grano, viti e ulivi: quel passato è chiaramente avvertibile ancora oggi. Se i campi di grano sono spariti, vigneti e oliveti garantiscono prodotti di altissima qualità, mentre l’eredità produttiva prosegue nei laboratori degli artigiani e negli stabilimenti delle grandi case di moda che hanno scelto Bagno a Ripoli come luogo di ispirazione e produzione.

Subito dopo essersi lasciati alle spalle la città di Firenze e aver fiancheggiato la splendida e antica pieve di San Pietro a Ripoli, si giungerà nel centro abitato e lasciata la pianura si proseguirà lungo i dolci declivi delle colline, tra boschi, uliveti, profili di ville e case-torri. Salendo da Candeli verso Villamagna, oltrepassata la pieve e il piccolo Oratorio del Beato Gherardo, si raggiungerà il monastero francescano sul Poggio dell’Incontro, che coi suoi 557 metri offre una splendida vista su Firenze, nel silenzio e nella tranquillità del verde. Su un colle poco più in basso, lungo la vecchia via che conduceva verso il Valdarno, si innalza ancora un imponente edificio, lo Spedale del Bigallo.

Fondato all’inizio del XIII secolo in prossimità di un’antica sorgente, lo Spedale aveva già alle spalle qualche decennio di onorata carriera nell’ospitalità di viandanti e pellegrini quando Dante si incamminò con l’esercito fiorentino lungo la strada che da Firenze lo avrebbe condotto nella piana di Campaldino, attraverso il piano di Ripoli e le sue colline. Gestito dalla Compagnia Maggiore del Bigallo fin dal 1245, alla fine del XV secolo lo Spedale fu trasformato in convento di clausura: la struttura, circondata da alte mura, fu profondamente modificata. Da allora il suggestivo salone-refettorio con soffitto a cassettoni e la magnifica cucina monumentale fanno bella mostra di sé. Dalle sue finestre e dalla terrazza, lo Spedale regala una splendida vista sul paesaggio toscano e la città di Firenze.

Il territorio di Bagno a Ripoli offre scorci unici e vari, facilmente raggiungibili.  Se alla pianura lungo il fiume si preferirà invece passeggiare a piedi o in bicicletta lungo i numerosi percorsi panoramici, che salgono e scendono dalle colline, sarà possibile imbattersi in luoghi inaspettati, testimoni di un passato da preservare e proteggere in memoria e per rispetto di chi ce ne ha fatto dono. Tra costoro merita senza dubbio di essere ricordata la potente casata degli Alberti, che all’inizio del ‘400 avrebbe dato i natali a uno dei più dotati e eclettici uomini del Rinascimento, Leon Battista. Facoltosi banchieri al servizio del papa, gli Alberti non solo acquistarono terreni e palazzi nel territorio ripolese, ma vi lasciarono importanti testimonianze.
Rimase sempre a Firenze, invece, un’altra antica casata, quella dei Vecchietti, di cui fu esponente un grande amante delle arti, Bernardo. Mecenate e fine conoscitore del talento artistico, acquistò villa e terreni sulle pendici del colle di Fattucchia, lasciando importanti testimonianze.
Anche i Medici ebbero possedimenti nel territorio

Il colore verde acceso e l’inconfondibile profumo sono quelli dell’olivo, nelle colline di Bagno a Ripoli. Il territorio da sempre vanta tra i suoi prodotti identitari e di eccellenza l’olio extra vergine d’oliva, premiato, apprezzato e riconosciuto a livello internazionale per la sua elevata qualità. Appena conclusa la stagione della frangitura, all’inizio di novembre, ogni anno le aziende produttrici e i frantoi di Bagno a Ripoli, allo stesso tempo presìdi della tradizione agricola e motore dell’economia locale, presentano il proprio “oro verde” con la mostra-mercato Prim.Olio, appuntamento di richiamo per un pubblico sempre più numeroso, esigente ed attento alla qualità. Di recente, inoltre, per volontà dell’amministrazione comunale, il territorio è diventato a tutti gli effetti una “Città dell’Olio”, entrando a far parte dell’omonima associazione nazionale che riunisce quasi quattrocento amministrazioni d’Italia con l’obiettivo di promuovere l’olio extra vergine d’oliva e diffondere la cultura dell’olivo e dell’olio di qualità.

Gualchiere di Remole

Risalendo il corso dell’Arno verso Pontassieve si incontrerà un maestoso edificio, con mura imponenti e torri merlate dall’inconfondibile fascino medievale, che si specchia nelle acque del fiume. Sono le Gualchiere di Remole, ultima testimonianza conservatasi dei numerosi opifici sorti nel Medioevo sulle rive dell’Arno per sfruttare la forza motrice dell’acqua per trasformare le pregiate lane in stoffe preziose.

 
Oratorio di Santa Caterina d’Alessandria
Donato al territorio  alla metà del ‘300 dagli Alberti, dedicandolo a santa Caterina d’Alessandria, patrona dell’autorevole corporazione fiorentina dei giudici e notai, cui in passato molti Alberti, esercitando la professione giuridica, erano stati iscritti.
L’estrema semplicità dell’esterno non lascia in alcun modo presagire la sfavillante decorazione dell’interno, cui si accede dall’unico portale aperto sotto il centro della facciata, sormontato dallo stemma in pietra della famiglia. Dalla semplicità monocromatica esterna si passa così alla miriade di colori, che compone il ciclo di affreschi dedicato alla leggenda della giovane martire egiziana. Prime a essere affrescate furono, negli anni Sessanta del XIV secolo, l’abside e le pareti laterali dell’arco d’ingresso alla scarsella, opera di un anonimo maestro, noto come Maestro di Barberino, e di un giovane Pietro Nelli. Interrotta per qualche anno, la decorazione riprese poi sul finire degli anni Ottanta, quando gli Alberti chiamarono a completare gli affreschi della parete dell’arco trionfale e a decorare l’insieme della seconda campata, Spinello Aretino, uno dei più brillanti artisti dell’epoca. Fu invece Agnolo Gaddi a realizzare in quegli stessi anni il Trittico con Madonna col Bambino e angeli tra i santi Andrea e Lorenzo, che sarebbe rimasto sull’altare fino al 1921, quando, dopo un furto e il successivo ritrovamento, si ritenne più sicuro trasferirlo agli Uffizi.
La decorazione si interruppe poi e non fu mai ripresa. La famiglia Alberti rimase infatti vittima delle lotte oligarchiche che infiammavano Firenze: sconfitta, fu costretta all’esilio e i suoi beni, oratorio compreso, furono sequestrati dalla Repubblica fiorentina.
 
La Fonte della fata Morgana
piccolo e curioso edificio con intonaco a finti mattoncini rosa, raro esempio di architettura da giardino, fu progettato e costruito dal Giambologna tra il 1571 e il 1574 all’interno del parco di villa Vecchietti, come luogo di delizie, ove trascorrere piacevoli ore tra fonti zampillanti di acqua al riparo dal caldo delle giornate più torride, discorrendo amabilmente e compiacendosi delle bellezze del luogo e delle opere che le adornavano.
La campagna in cui sorge la fonte ha conservato intatta quella bellezza che in passato affascinò anche casa Medici: nel 1569 il principe Francesco acquistò la villa di Lappeggi.
Villa di Lappeggi
La ristrutturazione fu affidata a Bernardo Buontalenti. La residenza raggiunse poi il massimo splendore al tempo del cardinal Francesco Maria de’ Medici, che la fece ammodernare dall’architetto Antonio Ferri tra il 1698 e il 1708. Dell’antico fasto e delle decorazioni tardo-barocche rimangono oggi solo la scalea davanti alla villa e la sottostante grotta decorata a conchiglie.

Punto Informativo

URP, Ufficio Relazioni con il Pubblico
Piazza della Vittoria 1 – Piano terra

tel. 055-6390222,
urp@comune.bagno-a-ripoli.fi.it
https://www.comune.bagno-a-ripoli.fi.it/rete-civica/uffici-e-servizi-orari-di-apertura-al-pubblico

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